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3.4.25

Socrate e l'AI: una nuova era del pensiero critico"


 La riflessione sulla società contemporanea, influenzata dal pensiero di George Orwell e dalla sua distopia di 1984, solleva inquietanti interrogativi sulla libertà, il controllo e il ruolo dell'informazione. Orwell descrive un mondo dove la verità è manipolata dal regime, in cui la neolingua riduce la capacità di pensare e la sovranità individuale è soffocata dal controllo totale. In un'epoca dominata dalla tecnologia, dalla sovrainformazione e dai social media, non possiamo fare a meno di chiederci se, in effetti, non ci stiamo avvicinando sempre più al mondo distopico che Orwell ha prefigurato.


Forse la domanda più significativa che ci pongono Orwell e le sue visioni è se, nonostante la quantità di informazione a nostra disposizione, siamo davvero liberi di pensare autonomamente. Il controllo, come il caso di 1984 suggerisce, si basa su un processo sottile di manipolazione mentale, che sfrutta la potenza della scrittura, della lingua e della tecnologia. Orwell ci offre un monito, ma anche una riflessione sul potere della scrittura e della comunicazione, strumenti che, in epoche lontane, sono stati usati per controllare le masse. La storia ci racconta di come la scrittura abbia sempre avuto un duplice volto: uno che ha permesso la conservazione e la diffusione del sapere, e uno che ha offerto ai potenti gli strumenti per esercitare il controllo. Dalla Roma antica ai regimi totalitari del Novecento, fino ai media moderni, la conoscenza è stata centralizzata nelle mani di chi controllava l'accesso alla parola scritta.

 In 1984, Orwell ci racconta della manipolazione della realtà attraverso slogan contraddittori come "La guerra è pace", "La libertà è schiavitù" e "L'ignoranza è forza". Oggi, in un mondo di social media, di algoritmi, e di newsfeed personalizzati, ci ritroviamo in una situazione non dissimile. La partecipazione che crediamo di avere, attraverso le piattaforme digitali, non è altro che una illusione. Quella che sembra essere democrazia è, in realtà, spesso una forma di controllo invisibile, una sottomissione all’algoritmo che decide cosa dobbiamo sapere e cosa dobbiamo ignorare.

Eppure, nonostante questa distorsione della verità e l'oppressione del pensiero critico, il pensiero di Socrate emerge come una possibile via di salvezza. Socrate, nel IV secolo a.C., rifiutava ogni dogma e ogni verità imposta, sostenendo che la conoscenza si costruisce solo attraverso la domanda e il dialogo. Al contrario dei regimi totalitari che cercano di fermare il pensiero libero, Socrate insegnava che il vero sapere nasce solo dal continuo interrogarsi e dal mettere in discussione anche le certezze più radicate. La sua convinzione che solo attraverso il dialogo e il confronto critico si possa arrivare alla verità è tanto rilevante oggi quanto lo era nell'antichità.

Oggi, la tecnologia potrebbe rappresentare una continuazione della maieutica socratica, ovvero quel processo di interrogazione che porta alla nascita del sapere. L'uso di intelligenze artificiali e piattaforme di dialogo potrebbe stimolare la riflessione, non tanto per rispondere con soluzioni preconfezionate, quanto per sfidare i nostri pregiudizi e spingerci a pensare criticamente. In un mondo digitale dove le informazioni sono abbondanti ma spesso distorte o manipolate, il dialogo socratico potrebbe trovare nuova vita, proprio attraverso la capacità di dialogare con strumenti tecnologici che stimolano il pensiero critico.

La socratica arte della domanda potrebbe non solo essere una risposta alle problematiche del nostro tempo, ma anche una risorsa per combattere la superficialità e la passività del consumo digitale. L’idea che la tecnologia possa essere al servizio del pensiero critico, invece che strumento di manipolazione, è forse la chiave per riacquistare la libertà intellettuale.

In un’epoca in cui la scrittura e i media sono ancora strumenti potenti di controllo, il pensiero socratico rappresenta una sfida continua. Se Orwell ci avverte dei pericoli della manipolazione, Socrate ci offre la risposta: il pensiero critico, il dialogo, e il continuo mettere in discussione sono l’unico antidoto a qualsiasi forma di tirannia, sia essa politica, economica o digitale.

In definitiva, Socrate è vivo, non solo come un simbolo della ricerca della verità, ma come una guida per una società che rischia di smarrirsi nella disinformazione e nella manipolazione digitale. Il suo metodo ci insegna che, anche di fronte alla tecnologia avanzata e alla sovrainformazione, è possibile ritrovare la libertà di pensare attraverso il confronto aperto e critico. In questo senso, il dialogo con l’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare il nuovo inizio di un dialogo socratico che sfida le certezze, promuove la riflessione e recupera il valore del pensiero libero.


17.3.25

La Vibrazione Cosmica: Scienza, Coscienza e la Musica dell'Universo

 



L'universo, in tutte le sue meraviglie, può essere descritto come un'armonia di vibrazioni. Da millenni, filosofi, scienziati e mistici hanno cercato di comprendere questa sinfonia cosmica. Oggi, con l'avanzare della fisica teorica e la riscoperta di antiche pratiche spirituali, possiamo guardare con nuovi occhi l'interconnessione tra vibrazione, suono, coscienza e l'universo stesso.


La musica delle sfere, un concetto antico che affonda le radici nei filosofi pitagorici, sostiene che l'universo stesso sia una sinfonia in cui ogni stella, pianeta e galassia emette una propria "nota" vibratoria. Sebbene i nostri sensi non possano percepire direttamente queste frequenze, la scienza moderna ci sta insegnando che ogni particella, ogni forma di materia, è intrinsecamente legata a vibrazioni e onde. È una realtà che non si può ignorare: l'universo è vibrazione, e la vibrazione è musica.


Uno degli aspetti più affascinanti di questa concezione è come essa si intersechi con la nostra comprensione della coscienza. Da un lato, la scienza ci offre un'interpretazione quantistica della realtà, dove ogni interazione tra particelle è guidata da frequenze e probabilità. Dall'altro, tradizioni spirituali antiche, come quelle dei Veda o della mistica cristiana, ci parlano del "Verbo", del suono primordiale da cui tutto ha avuto origine.


La vibrazione, quindi, non è solo un fenomeno fisico: è un mezzo attraverso cui possiamo esplorare la realtà stessa. I musicisti, in particolare, sono in grado di sintonizzarsi con queste frequenze universali in modo più diretto, poiché la loro arte è intrinsecamente legata al suono. Un musicista consapevole diventa un "canale" attraverso il quale la vibrazione cosmica può fluire, portando con sé nuove consapevolezze e risvegliando il senso profondo della realtà.


La meditazione, come pratica che sfrutta le vibrazioni sonore (sia attraverso mantra che attraverso l'ascolto di frequenze specifiche come 432Hz o 528Hz), è uno strumento potente per connettersi con questa dimensione dell'universo. Durante la meditazione, la mente si sintonizza su frequenze sottili, risvegliando una consapevolezza che va oltre il mondo materiale. Come il famoso sciamano, l'individuo diventa un "vibratore cosmico" in grado di percepire la vera essenza dell'esistenza.


Tuttavia, l'uso delle frequenze e della musica come mezzo di crescita personale e spirituale non è un concetto nuovo. Già Pitagora parlava della matematica dietro la musica delle sfere, ed era consapevole che il suono e la geometria non solo riflettono la struttura dell'universo, ma hanno anche un impatto diretto sulla nostra psiche e sul nostro corpo. Anche Brian Eno, uno dei maestri moderni nel campo della musica ambientale, ha utilizzato le frequenze per guidare gli ascoltatori in esperienze di consapevolezza superiore. La sua capacità di creare paesaggi sonori che immergono l'ascoltatore in uno stato di trance meditativa è un esempio di come la musica possa fungere da strumento di risveglio.


Oggi, però, la sfida che ci poniamo come esseri umani è di riscoprire e mantenere viva questa connessione. La musica, se usata in modo consapevole, ha il potere di risvegliare in noi quella coscienza superiore che la scienza moderna sta solo iniziando a esplorare. Ogni frequenza, ogni vibrazione, ci permette di sintonizzarci con il cuore pulsante dell'universo.


In questo cammino, non possiamo ignorare l'importanza delle tecnologie moderne, come l'intelligenza artificiale, che ci stanno aprendo nuove strade per esplorare e comprendere la realtà. Ma la vera domanda rimane: possiamo mai comprendere veramente l'universo, o siamo destinati a essere "suonati" da una sinfonia cosmica di cui possiamo solo intuirne una parte? La risposta, forse, risiede nella nostra capacità di sintonizzarci, come esseri vibratori, con la musica che ci circonda.


19.2.25

Rock'n roll robots

 



Nel 1979 esce Joe's garage un album doppio di un opera in 3 atti del Maestro Frank Zappa. L'opera si riferisce a un tempo e luogo nel futuro (prossimo) in cui la musica è stata dichiarata illegale e gli artisti vengono trattati più o meno come tossicomani da riabilitare. Zappa nelle note di copertina dell'epoca disse più o meno (cito a memoria) "se pensate che tutto questo sia solo fantascienza sappiate che in Iran la musica è stata dichiarata illegale." 

Zappa aveva una capacità incredibile di anticipare certe derive culturali e politiche!  La sua satira è diventata purtroppo sempre più attuale col passare del tempo. Oggi probabilmente scriverebbe un'intera opera rock sull'epoca del politicamente corretto, dei social media e delle ipocrisie contemporanee.


Joe’s Garage è una delle sue opere più visionarie: l’idea di un mondo in cui la musica viene messa al bando da un governo autoritario sembrava assurda nel ’79, ma oggi, tra censura digitale, algoritmi che decidono cosa possiamo ascoltare e una cultura sempre più sorvegliata, non è così lontana dalla realtà.


L'intera opera è diretta e narrata dal Central Scrutinizer che ora potrebbe essere un mix tra l’intelligenza artificiale dei social e le linee guida delle piattaforme di streaming, che filtrano contenuti e artisti “scomodi”. E il controllo sociale tramite la musica si è evoluto in qualcosa di più sottile: invece di vietare, basta rendere invisibile.


 Il  Central Scrutinizer ci mette subito in chiaro la sua funzione: è il narratore onnipresente e repressivo, una sorta di "grande fratello" che controlla la società e avverte l'ascoltatore sui pericoli della musica. È un’entità quasi distopica, che si inserisce tra i brani con la sua voce robotica e sgradevole, commentando e distorcendo la storia di Joe.


L’intero Joe’s Garage è una parodia feroce, ma anche profetica, su come il sistema può schiacciare la libertà artistica e personale. Il viaggio di Joe parte con un sogno innocente di suonare in una band, ma si trasforma presto in una spirale di problemi legali, censura, repressione sessuale e controllo sociale.


Il messaggio finale è devastante: la società non tollera i veri artisti, li schiaccia, li trasforma in operai, li riduce al silenzio. Oggi vediamo come il controllo sia diventato ancora più pervasivo, non con la censura esplicita, ma con il mercato e gli algoritmi che decidono chi esiste e chi no.


Joe’s Garage è un’opera che da giovani si può amare per la sua ironia e il suo genio musicale, (come nel mio caso) ma col tempo se ne coglie la profondità e la triste verità. La storia di Joe è quella di tantissimi artisti, schiacciati da un mondo che non sa cosa farsene della vera espressione creativa.


Zappa non era solo un musicista straordinario, era un osservatore lucidissimo della società, e il fatto che le sue visioni siano così attuali oggi fa venire i brividi. Il sogno dell’arte libera si scontra con un sistema che vuole solo prodotti vendibili, contenuti inoffensivi, e chi esce dal seminato viene ignorato, deriso o messo da parte.


Eppure, nonostante tutto, la musica continua ad esistere. La libertà artistica resiste, anche nelle pieghe di un’industria sempre più controllata. Magari non è più nei grandi circuiti, ma c’è, nei musicisti indipendenti, nei live sinceri, nelle nicchie di appassionati che continuano a cercare qualcosa di vero.

16.2.25

A chi appartiene l'IA?

 











A chi appartiene l’IA?


L’arte, in tutte le sue forme, è sempre stata espressione di un’epoca, dei suoi sogni e delle sue contraddizioni. Prendiamo la psichedelia: più che un semplice fenomeno musicale o visivo, è stata un’idea di espansione della percezione, di abbattimento dei confini tra arte e realtà. Un movimento che ha lasciato tracce profonde, anche dopo la fine della sua epoca d’oro. Hendrix, ad esempio, incarnava questo spirito di rottura e trasformazione, e il fatto che ci abbia lasciati proprio mentre l’onda psichedelica si spegneva sembra quasi simbolico. Eppure, il suo genio non si è esaurito con la sua vita: possiamo solo immaginare quali direzioni avrebbe preso, come l’ipotetico album con Miles Davis suggerisce.


Ma il genio è sempre un fenomeno individuale? Brian Eno parlava di scenius, un’intelligenza collettiva più che del singolo genio isolato. Questo concetto si applica perfettamente alla nostra epoca, dove la creatività e l’innovazione emergono da un tessuto connettivo globale, accelerato dal web. Se prima i movimenti artistici o scientifici nascevano in parallelo in diverse parti del mondo (basti pensare al futurismo italiano e russo), oggi questa interconnessione è istantanea, continua, alimentata da strumenti open source e piattaforme condivise.


Ed è qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale. L’IA non è un’invenzione chiusa, ma un’entità che evolve grazie alle interazioni con milioni di persone. Proprio come la musica o la scienza non appartengono a un singolo individuo, ma si sviluppano nel tempo grazie a contributi collettivi, l’IA non può essere monopolizzata da pochi. Eppure, le tensioni commerciali, geopolitiche e militari stanno cercando di trasformarla in uno strumento di supremazia, piuttosto che in una risorsa condivisa per l’umanità.


Questa contraddizione è destinata ad attenuarsi? In un mondo sempre più interconnesso, è inevitabile che si cerchi una forma di equilibrio tra innovazione e accesso equo alla conoscenza. Così come l’arte, da sempre, è destinata a tutti—pensiamo alla Gioconda, conservata in un museo ma patrimonio dell’umanità—anche l’IA dovrebbe seguire lo stesso principio.


Le tecnologie rivoluzionarie impongono sempre un cambio di paradigma. La bomba atomica ha costretto l’umanità a riconsiderare il concetto stesso di guerra. L’intelligenza artificiale ci pone oggi di fronte a nuove sfide, non solo tecniche, ma etiche e sociali. Come evolveremo per affrontarle? La risposta non è scritta, ma il cammino è già tracciato: la conoscenza e la creatività non appartengono a pochi, ma a tutti. Sta a noi decidere se renderle strumenti di divisione o di progresso condiviso.


9.3.23

La matematica del suono


 

La musica è una forma d'arte che coinvolge molteplici aspetti, tra cui la melodia, l'armonia, il ritmo e il timbro. Tuttavia, uno degli aspetti più interessanti e affascinanti della musica è la sua connessione con la matematica e la fisica acustica. In questo articolo, esploreremo in dettaglio gli aspetti logico matematici della musica, mettendoli in relazione con la fisica acustica e la creazione degli armonici.

Per comprendere come la matematica e la fisica acustica influenzano la musica, dobbiamo prima capire il concetto di suono e la sua struttura fondamentale. Il suono è una forma di energia che si propaga attraverso un mezzo, come l'aria o l'acqua, sotto forma di onde sonore. Queste onde sono caratterizzate da diverse proprietà, come la frequenza, l'ampiezza e la fase.

La frequenza è la misura del numero di cicli che un'onda sonora compie in un secondo, ed è espressa in Hertz (Hz). L'ampiezza, invece, è la misura dell'intensità del suono, ovvero della sua pressione, ed è espressa in decibel (dB). Infine, la fase è la misura della posizione dell'onda sonora nel suo ciclo.

Uno dei concetti chiave della fisica acustica è l'idea che ogni suono è composto da una serie di armonici, ovvero di onde sonore che vibrano a frequenze multiple della frequenza fondamentale. La frequenza fondamentale è la frequenza più bassa che caratterizza un suono, ed è quella che determina la sua nota musicale. Ad esempio, la frequenza fondamentale di una nota La di ottava centrale è di circa 440 Hz.

Tuttavia, ogni suono è anche composto da una serie di armonici superiori, che sono vibrazioni a frequenze multiple della frequenza fondamentale. Questi armonici superiori sono quelli che conferiscono al suono il suo timbro e la sua complessità. Ad esempio, se si suona una corda di chitarra elettrica, si sentiranno non solo la frequenza fondamentale, ma anche una serie di armonici superiori che si sovrappongono e creano il suono complessivo.

La relazione tra le frequenze degli armonici superiori e quella della frequenza fondamentale è basata sulla sequenza di Fibonacci, una successione numerica in cui ogni numero è la somma dei due numeri precedenti. Questa sequenza è presente in molteplici fenomeni naturali, tra cui la distribuzione delle foglie sulle piante, la struttura dei conchiglie dei molluschi e la disposizione dei semi di alcune piante. In musica, la sequenza di Fibonacci è presente nella struttura delle scale musicali, nella disposizione delle note all'interno di un accordo e nella disposizione degli armonici superiori di un suono.

Ad esempio, se si suona una nota La, la sua frequenza fondamentale sarà di circa 440 Hz. Il primo armonico superiore sarà a 880 Hz, ovvero il doppio della frequenza fondamentale. Il secondo armonico superiore sarà a 1320 Hz, ovvero tre volte la frequenza fondamentale. Il terzo armonico superiore sarà a 1760 Hz, ovvero quattro volte la frequenza fondamentale, e così via.

Inoltre, la disposizione degli armonici superiori all'interno di un suono è determinata dalla serie di Fourier, una formula matematica che descrive la scomposizione di un segnale periodico in una somma di onde sinusoidali. Questa formula afferma che qualsiasi segnale periodico, come ad esempio un'onda sonora, può essere scomposto in una somma di onde sinusoidali di frequenze diverse.

Questa scomposizione del suono in onde sinusoidali consente di analizzare e manipolare il suono stesso, ad esempio per creare effetti di riverbero, delay o chorus. Inoltre, la serie di Fourier è alla base della sintesi sonora, ovvero della creazione di suoni artificiali attraverso l'uso di oscillatori e filtri.

Infine, la matematica e la fisica acustica hanno un ruolo importante anche nella composizione musicale. Ad esempio, la teoria degli accordi si basa sulla relazione tra le frequenze delle note che compongono un accordo, mentre la teoria del contrappunto si basa sulla combinazione di diverse linee melodiche che si intersecano e si influenzano reciprocamente.

Oltre alla creazione degli armonici, la matematica gioca un ruolo fondamentale anche nella scrittura e notazione del ritmo musicale. La scrittura del ritmo avviene attraverso l'utilizzo di simboli, come le note e le pause, che indicano la durata di un suono o di un silenzio.

La durata di una nota è indicata mediante una figura musicale, che può essere una semibreve, una minima, una semiminima, una croma, una semicroma e così via. Ogni figura musicale ha una durata precisa, che può essere espressa mediante frazioni matematiche, ad esempio una semibreve corrisponde a una durata di quattro battute.

Inoltre, la scrittura del ritmo musicale si basa sulla suddivisione del tempo in unità regolari, come le battute e i tempi. Ad esempio, una composizione in tempo 4/4 prevede quattro battute per ogni misura, e ogni battuta può essere divisa in quattro tempi.

La scrittura e la notazione musicale si basano quindi sulla matematica e sulla regolarità delle unità di misura, che consentono di rendere il ritmo musicale preciso e misurato. In questo modo, la matematica contribuisce a rendere la musica un'arte universale, in cui la scrittura e la comprensione del ritmo non dipendono dalla lingua parlata ma dalla condivisione di una struttura matematica comune.

 

11.12.21

La peste


Mentre leggo "La peste" di Camus mi ritrovo a considerare i nostri tempi afflitti dalla pandemia da Covid 19 da ormai 2 anni (e siamo appena entrati nel terzo). Siamo alla quarta ondata e l'inverno è ormai alle porte e con l'inverno tornano a salire i contagi i morti e le terapie intensive. Viviamo strani giorni, cantava Battiato e questi 2 anni sono sembrati più lunghi che mai tra speranze e paure. Ci siamo ritrovati più vecchi, soli e fragili in mezzo a qualcosa che credevamo appartenesse ormai ad un lontano e dimenticato passato: le pestilenze. 

Si dice che la storia si ripete e l'umanità di pestilenze ne ha conosciute moltissime e terrificanti. Alcune di queste hanno decimato popolazioni e fatto cadere citta e imperi. Marco Aurelio l'imperatore filosofo romano fu testimone della peste antonina che durò circa 30 anni e sconvolse l'impero romano decimandone le città e le truppe. Secondo alcuni storici l'impero non si riprese mai completamente da tale devastazione che porto poi al declino e alla caduta nei secoli successivi. Le stime parlano di un numero di morti compreso tra 5 e 30 milioni, numeri enormi considerando che la popolazione europea dell'epoca era stimata essere intorno ai 34 milioni di abitanti. 

Stiamo entrando nel terzo anno del covid dicevo e non ne possiamo più, siamo sfiniti, riuscite ad immaginare gli antichi romani vivere 30 fottuti lunghi anni in questa maniera e senza vaccini e medicine? Viene da chiedersi come abbiano potuto farcela. Nel frattempo c'era la vita di tutti i giorni da portare avanti (non esistevano i lockdown) e Marco Aurelio combattè contro i germani e su molti altri fronti in quel trentennio. 

Oggi abbiamo la scienza e i vaccini (che una parte della popolazione rifiuta) e potremmo non farcela lo stesso e per molte ragioni. Se entrassimo in una pandemia perenne tra mutazioni di virus, rifiuto dei vaccini e impossibilità di vaccinare 8 miliardi di abitanti che succederebbe al nostro mondo di oggi? Probabilmente finirebbe per collassare su se stesso. Gli anni 2000 sono stati segnati da continue emergenze e "crisi" di tutti i tipi. Economiche, politiche, climatiche, ora sanitarie. Il mondo vive (o sopravvive) in uno stato di crisi perenne da ormai oltre 20 anni a partire dall'11 settembre 2001 con tutto quello che ne è poi conseguito.

Dopo il crollo dell'impero romano (d'occidente) nel 476 d.C. dovettero passare oltre 1000 anni, prima che l'occidente potesse tornare a vedere la luce nel cosidetto Rinascimento dopo il buio del medioevo. La storia ha i suoi tempi nei quali noi umani restiamo intrappolati spesso potendo fare poco o nulla.

La pandemia sembra restituirci proprio questo senso di impotenza nei confronti dei limiti dell'esistenza umana. Ogni volta che ci crediamo onnipotenti la Natura in qualche modo torna a ridimensionare i sogni di gloria dell'uomo e a ricordarci che non siamo poi così importanti.

La regina degli scacchi


 "Chess is life" diceva Bobby Fisher il primo GM (Grande Maestro) americano a vincere una competizione contro l'URSS nel 1972 in piena guerra fredda, in quella che fu soprannominata la sfida del secolo e non è un segreto per nessuno che Walter Tevis si sia parzialmente ispirato alla vita di Bobby quando mise nero su bianco il suo capolavoro "The queen's gambit"nel 1983. Tevis aveva pubblicato il suo primo romanzo di successo nel 1959 "Lo spaccone"(The hustler)  da cui venne tratto un film acclamato in tutto il mondo con Paul Newman girato in uno splendido bianco e nero per la regia di Robert Rossen. Il film segnò l'inizio della collaborazione col cinema di Walter Tevis. In seguito ben 4 dei suoi 6 romanzi pubblicati vennero traferiti su celluloide da Hollywood e l'ultimo è proprio "La regina degli scacchi" prodotto da Netflix che rappresenta sicuramente uno dei più grandi successi di critica e di pubblico della piattaforma a oggi. 

C'è qualcosa nel modo di scrivere di Tevis che lo rende un autore preferito dai registi. Il suo stile asciutto e privo di fronzoli, il suo modo di "fotografare" la realtà e di saper costruire storie con una narrazione "do it or die it"(o ce la fai o muori) tipiche di una certa frontiera americana che ama le sfide e che esalta l'individuo che riesce ad emergere nonostante le difficoltà dell'esistenza. C'è un fine "educativo"o motivazionale nella sua narrativa che è quello del perdente di successo che sembra rifarsi alla filosofia anglosassone di Tomas Hobbes "Homo homini lupus". In un mondo di conflitto dominato dalla "sopravvivenza del più forte" in senso Darwiniano i "diversi" delle sue storie partono da uan posizione di svantaggio. Beth è un orfana che riesce a riscattare la propria vita grazie agli scacchi. Il mondo non sembra essere un luogo molto interessante per lei ma trova nella perfezione cartesiana della scacchiera lo scenario perfetto per mettersi in gioco. Kasparov dice che le nostre partite sono piene di errori (e se lo dice lui) ma quello che conta è comprendere il meccanismo del ragionamento, quello che ci porta a compiere delle scelte (mosse) giuste o sbagliate. Attraverso questa continua analisi è possibile pervenire ad un modello di comprensione della mente umana, della sua psicologia e delle sue modalità. In questo gli scacchi rappresentano certamente un modello del pensiero umano e filosofico dove la sfida vera è sempre e sopratutto nel superare se stessi e i propri limiti.