La musica non vive solo nei concerti: i dischi raccontano storie, epoche, influenze e rivoluzioni sonore.
Qui raccolgo recensioni, ristampe preziose e ascolti commentati che hanno lasciato un segno.
Il suono di un chitarrrista nasce dalla combinazione di molti elementi. Nel caso di SRV non bisogna dimenticare innanzitutto il tocco particolare di cui era dotato, l'uso di corde di grandi dimensioni (mi cantino 0.13) l'uso della pennata in giù per la maggior parte tipico dei chitarristi blues e molto altro ancora. Inoltre non bisogna dimenticare che oltre la "geografia tecnica" di chitarre, amplificatori, corde, effetti e quant'altro esistono elementi difficilmente quantificabili che fanno parte della personalità del musicista. I grandi musicisti possiedono "il suono" che li identifica immediatamente. Immaginate per esempio di ascoltare bendati la chitarra di Santana, chi non la riconoscerebbe al primo ascolto? Quel suono e timbrica unici sono i suoi e di nessun altro esattamente come la voce di ciascuno di noi è diversa. Per cui non limitatevi semplicemente all'analisi tecnica per quanto importante ma ricordate che lavorare sul suono significa...
La Musica Sbagliata per il Libro Giusto C'è un rituale quasi sacro nell'aprire un libro che sai già ti segnerà. Lo fai con una certa reverenza, ti prepari un caffè, cerchi la poltrona giusta e ti immergi. In questi giorni, per me, quel libro è stato "Lolita" di Nabokov. Ma c'era qualcosa che stonava, un rumore di fondo che mi infastidiva: il silenzio sbagliato, o peggio, la musica sbagliata. L'impulso automatico è stato quello di aprire Spotify e cercare una di quelle playlist generiche, tipo "Music for book". Ma quale libro? Può la stessa tessitura sonora, lo stesso andante minimale che si sposa con Marco Aurelio, reggere la dissonanza febbrile dell'odissea on the road di Humbert Humbert? La risposta, ovviamente, è no. Questa frustrazione mi ha spinto a tentare un esperimento: creare la colonna sonora perfetta per un libro. Non un semplice tappeto sonoro per attutire i rumori di casa, ma un vero e proprio amplificatore di emozioni, un modo p...
Ci sono storie che restano impigliate nella memoria, non come semplici ricordi, ma come cicatrici emotive che definiscono chi eravamo e chi siamo diventati. La storia di Jaco Pastorius a Milano è una di queste. Non è la cronaca di un solo evento, ma di due serate così opposte e inconciliabili da sembrare appartenere a due vite diverse, a due universi paralleli. Due concerti che ho vissuto sulla mia pelle, a sei anni di distanza l'uno dall'altro, e che raccontano l'ascesa divina e la caduta straziante di un genio. Io c’ero. Io li ho visti. Io li ho sentiti. E ora li racconto. Perché qualcuno deve ricordare davvero. Queste due notti milanesi non rappresentano solo due performance musicali, ma i due poli estremi di un'esistenza vissuta senza freni: la prima fu un sogno ad occhi aperti, l'apoteosi di un talento irripetibile; la seconda, un addio non dichiarato, un'agonia consumata in diretta davanti a un pubblico confuso e crudele. 1. Ottobre 1980, Palalido: L'A...
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