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16.2.25

A chi appartiene l'IA?

 











A chi appartiene l’IA?


L’arte, in tutte le sue forme, è sempre stata espressione di un’epoca, dei suoi sogni e delle sue contraddizioni. Prendiamo la psichedelia: più che un semplice fenomeno musicale o visivo, è stata un’idea di espansione della percezione, di abbattimento dei confini tra arte e realtà. Un movimento che ha lasciato tracce profonde, anche dopo la fine della sua epoca d’oro. Hendrix, ad esempio, incarnava questo spirito di rottura e trasformazione, e il fatto che ci abbia lasciati proprio mentre l’onda psichedelica si spegneva sembra quasi simbolico. Eppure, il suo genio non si è esaurito con la sua vita: possiamo solo immaginare quali direzioni avrebbe preso, come l’ipotetico album con Miles Davis suggerisce.


Ma il genio è sempre un fenomeno individuale? Brian Eno parlava di scenius, un’intelligenza collettiva più che del singolo genio isolato. Questo concetto si applica perfettamente alla nostra epoca, dove la creatività e l’innovazione emergono da un tessuto connettivo globale, accelerato dal web. Se prima i movimenti artistici o scientifici nascevano in parallelo in diverse parti del mondo (basti pensare al futurismo italiano e russo), oggi questa interconnessione è istantanea, continua, alimentata da strumenti open source e piattaforme condivise.


Ed è qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale. L’IA non è un’invenzione chiusa, ma un’entità che evolve grazie alle interazioni con milioni di persone. Proprio come la musica o la scienza non appartengono a un singolo individuo, ma si sviluppano nel tempo grazie a contributi collettivi, l’IA non può essere monopolizzata da pochi. Eppure, le tensioni commerciali, geopolitiche e militari stanno cercando di trasformarla in uno strumento di supremazia, piuttosto che in una risorsa condivisa per l’umanità.


Questa contraddizione è destinata ad attenuarsi? In un mondo sempre più interconnesso, è inevitabile che si cerchi una forma di equilibrio tra innovazione e accesso equo alla conoscenza. Così come l’arte, da sempre, è destinata a tutti—pensiamo alla Gioconda, conservata in un museo ma patrimonio dell’umanità—anche l’IA dovrebbe seguire lo stesso principio.


Le tecnologie rivoluzionarie impongono sempre un cambio di paradigma. La bomba atomica ha costretto l’umanità a riconsiderare il concetto stesso di guerra. L’intelligenza artificiale ci pone oggi di fronte a nuove sfide, non solo tecniche, ma etiche e sociali. Come evolveremo per affrontarle? La risposta non è scritta, ma il cammino è già tracciato: la conoscenza e la creatività non appartengono a pochi, ma a tutti. Sta a noi decidere se renderle strumenti di divisione o di progresso condiviso.


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